Accade
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. E' raro
ma accade.
Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.
Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perché solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.
Insisto
nel ricercarti nel fuscello
e mai nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.
Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.
Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.
mercoledì 20 giugno 2012
venerdì 8 giugno 2012
Diario d'estate
Scrivi il tuo diario di viaggio verso la scrittura. Compila il tuo scartafaccio
di idee. Trascrivi notizie, incolla immagini, dialoghi e versi sparsi.
Fai l’elenco delle tue ossessioni. Che siano inconfessabili, però. Così indicibili da risuonare solo nella testa dei tuoi personaggi, così incresciose da portarli alla follia. Potrai sempre dire: non sono le mie. Quelle manie non mi appartengono. Non sono io che sbircio tutti i giorni nella vita dei miei vicini di casa e che al capufficio farei questo e quest’altro, e che quando nessuno mi vede… e che in realtà, io... no, non io.
Non sono io. Sono i miei personaggi.
Inizia a scrivere il tuo diario d’estate. Apri un quaderno, un file, apri quello che ti pare. Mettici sopra una data: quella di oggi, poi quella di domani. Ma scrivi. La Goldberg insegna, ricordi? Free writing, e poi, appena spunta un’ideuzza, un paio di colpi di cesello e la trasformi in una storia. “Scrivi fino al midollo”, diceva la brava Natalie. E non blaterarmi troppa roba "emotiva", please. Non mandarmi stelle e cuoricini. Fai succedere cose. Fammi vedere e sentire cose. Falli azzuffare, questi personaggi. Fa' che si odino, e che soffrano, e che si menino, pure.
Fai l’elenco delle tue ossessioni. Che siano inconfessabili, però. Così indicibili da risuonare solo nella testa dei tuoi personaggi, così incresciose da portarli alla follia. Potrai sempre dire: non sono le mie. Quelle manie non mi appartengono. Non sono io che sbircio tutti i giorni nella vita dei miei vicini di casa e che al capufficio farei questo e quest’altro, e che quando nessuno mi vede… e che in realtà, io... no, non io.
Non sono io. Sono i miei personaggi.
Inizia a scrivere il tuo diario d’estate. Apri un quaderno, un file, apri quello che ti pare. Mettici sopra una data: quella di oggi, poi quella di domani. Ma scrivi. La Goldberg insegna, ricordi? Free writing, e poi, appena spunta un’ideuzza, un paio di colpi di cesello e la trasformi in una storia. “Scrivi fino al midollo”, diceva la brava Natalie. E non blaterarmi troppa roba "emotiva", please. Non mandarmi stelle e cuoricini. Fai succedere cose. Fammi vedere e sentire cose. Falli azzuffare, questi personaggi. Fa' che si odino, e che soffrano, e che si menino, pure.
Mandami qualche brano, di queste cose indicibili. Un ritaglio, anche
senza capo né coda.
Lo pubblico qui, all’istante. Anche se è spregevole, imbarazzante
e turpe. Come molta vita che abbiamo intorno: non c’è da inventarsi
nulla.
Giuliana Salerno
giovedì 31 maggio 2012
Il Paese che non c'è - Programma di giugno 2012
Chi viene? :-)
G.S.
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Venerdì 8 Serata di lettura per riscoprire il piacere
dell'ascolto e della lettura.
Tutte le strade portano a Kerouac.
Tema:
il viaggio. Ore 20.30 Ingresso libero
Sabato 9 Laboratorio di scrittura creativa dall’incipit alla scelta dello stile
Scrivere un racconto per
partecipare ai premi letterari. Ore 15.00- 20.00 Laboratorio gratuito
16 e 17
Scrivere un romanzo a cura di Angela Sabella
Il corso è rivolto a
tutti coloro che hanno un progetto narrativo e lo vogliono sviluppare
Sabato e domenica ore 10.00 - 13.00 e 15.00 – 19.00. Euro 180,00 Richiedere
scheda iscrizione
23 e 24 Siamo tutti un best seller a cura di Roberto Ferrario
Quanti modi di scrivere conosci?
Quali ingredienti usi per raccontare una storia? Come scrivi?
Sabato e domenica ore 10.00 - 13.00 e 15.00 – 19.00. Euro 180,00 (sconto studenti) Richiedere scheda iscrizione
30 Aperitivo letterario Se una sera d’estate un
lettore e uno scrittore…
Ore 17.00 Presentazione del libro “L’amore al tempo di Putin”
di Francesca Rivolta Edizioni Tracce
Ore 18.00 Letture
da “ Il castello dei destini
incrociati ” di Italo Calvino
Hai letto un libro e vorresti
consigliarlo ad altri? Vieni a raccontarcelo
Sei in partenza e non hai deciso che
libro mettere in valigia? Vieni a sentire i nostri consigli
Possibilità lettura
tarocchi
Il Paese che non c’è
Bergamo via Sant’Alessandro, 32
INFO
377.1246697
ilpaesechenonce@tin.it
Ingresso libero
Per motivi organizzativi si prega di comunicare
la propria presenza e quella di eventuali ospiti
mercoledì 30 maggio 2012
Appunti dal corso - Incontro di sabato 19 maggio - La revisione del testo
Circa un anno fa, la nostra collega Daniela B. riassumeva così
l’incontro dedicato alla revisione del testo.
Per una volta prendo una scorciatoia e vi invito a… rivederlo.
A presto,
Per una volta prendo una scorciatoia e vi invito a… rivederlo.
A presto,
G.S.
Appunti dal corso - Incontro di sabato 12 maggio - Scrivere il finale
“Il climax è l’interrogazione finale
la cui risposta deve
contenere in sé
un fardello inimmaginabile
di dolore e di disperazione.
Si può dire che il
componimento
prenda inizio da questo
punto:
dalla fine, cioè da
dove tutte le opere d’arte
dovrebbero incominciare.”
Edgar Allan Poe
Nulla di particolare, se quel finale è figlio di ciò che abbiamo raccontato. Sollievo, se per tutto il tempo abbiamo temuto che non saremmo stati capaci di scriverlo.
Perplessità, se quello che abbiamo scelto è il finale di un’altra storia. Se è un epilogo finito lì per caso, che c’entra poco sia con le premesse, sia con il cuore del nostro racconto. Se è una conclusione tirata via in fretta.
Come si fa a
scrivere il finale adatto alla nostra storia?
Nel suo prezioso corso di
scrittura on line (che trovate gratuitamente qui), lo sceneggiatore Fabio Bonifacci osserva:
“[I manuali di sceneggiatura] quando arrivano al finale
cominciano a intorcinarsi e a diventare evasivi. Sul concetto che dovrebbe
essere decisivo, quello di climax, spendono tutti pochissime parole, come se
nessuno in realtà l’avesse mai capito bene e, per prudenza, si limitassero a
nominarlo.”
Lo stesso Bonifacci aveva già notato poche righe prima:
“Sull’inizio si può quasi ‘teleguidare’ chi scrive senza
neanche sapere cosa sta scrivendo. Basta fare domande. C’è un protagonista
definito? Ha una volontà precisa e – possibilmente – interessante? Quali
ostacoli esterni si oppongono alla sua volontà? E quali ostacoli interiori? Cosa
desidera e di cosa ha paura? C’è un evento che ‘mette in moto’ la storia?”
Se proviamo a immaginare, anche per la stesura del finale, un set di domande “tipo”, ci rendiamo conto che la faccenda è più complicata. Perché ogni finale è un caso a sé. Più precisamente, un finale ben scritto è diretta e coerente conseguenza della narrazione che conclude. Non un alieno in arrivo da un'altra galassia, ma un'arteria già pulsante dentro l'organismo-storia.
Proviamoci lo stesso, seguendo la traccia segnata da Bonifacci e alcune indicazioni di Giulio Mozzi.
Supponiamo di essere a un buon punto del nostro racconto: ne abbiamo scritto l’esordio e lo sviluppo e ci troviamo in “zona climax”, ovvero nella parte in cui i nodi vengono al pettine. Ecco alcune domande che potremmo porci mentre iniziamo la nostra corsa verso il finale:
Quali sono i nodi principali della storia?
Ho idea di come questi
nodi si scioglieranno? (Se sì, lavora su quelli. Se no, lavora su quelli.)
Mi ricordo dell’idea
(del sentimento, del pensiero) che mi ha spinto a iniziare a scrivere? Potrebbe esserci un nesso tra quell’idea e il finale della storia?
Potrebbe quell’idea
iniziale corrispondere al cuore della mia storia? O potrebbe contenerne, addirittura, il finale? (In altre parole:
il finale potrebbe essere nascosto nelle righe dell’esordio e nello
sviluppo?).
Se decidessi di raccontare questa storia partendo dal finale, cosa scriverei?
“Nell’inizio, la fine”, potrebbe essere il titolo di questo post.
Una volta lo scrittore Giulio Mozzi, oltre a suggerirmi l’esercizio che avete trovato qui, mi ha fatto notare quanto segue:
“... non mi pare il caso di cominciare a scrivere un racconto se non si ha ben chiaro come la faccenda andrà a finire. Perché poi ciò che è scritto è scritto, è diventato più vischioso, non si riesce a modificarlo più che tanto, e se ciò che è scritto ci porta lontani da un buon finale - non se ne esce più.
Direi dunque che i consigli possono essere:
- non cominciare a scrivere prima di avere un'idea precisa di come il racconto dovrà finire;
- quando si avrà un'idea precisa di come il racconto dovrà finire, provare a fare una breve traccia a partire non dall'inizio, ma dalla fine; in modo che il racconto risulti tutto costruito non sulla situazione iniziale ma su quella finale.”
Può accadere, tuttavia, di ritrovarci in mezzo al deserto. Con una storia
che ci è scappata di mano, perché ha iniziato a scriversi “da sola” e noi l’abbiamo
lasciata fare. Quella storia, adesso, è finita in una palude e non riesce a venirne fuori.
Cosa fare?
Probabilmente ci conviene staccarci dal lavoro per un po’. Non forzare,
non “appiccicare” alla storia una conclusione frettolosa e... inconcludente.
Rileggere il testo cercando di intuirne il senso (la direzione, il significato)
naturale. Lasciargli il tempo di crescere ancora dentro di noi prima di percorrere gli ultimi metri e di congedarsi: con un grazioso inchino, magari, e qualche affanno.
Giuliana Salerno
lunedì 28 maggio 2012
venerdì 18 maggio 2012
Sestetto d'haiku - di Giuliana Salerno
Tra due quinari,
Esplosioni d’amore. Un settenario
***
Frementi stanno
esplosioni d’amore.Deflagrazione
***
Frammenti sono
esplosioni d'amore
Sillabe sparse
***
Haiku cantano
esplosioni d’amore. E ora un quinario
***
Cinque più sette
più cinque: diciassette.
Sillabe esplose
***
Compres(s)e stanno
esplosioni d'amore
tra due quinari
Aranceide - di Antonio Ciocca
Maledizione, un’arancia!
Forse l'unica cosa peggiore di un’arancia è una pera.
Ma dico, si può essere più sfortunati?
Doveva avermi letto nella mente, nel recesso in cui custodivo il segreto: “Io non so sbucciare la frutta”.
Non poteva essere una banana? Gialla, sinuosa, creata da madre natura per essere aperta con uno, al massimo due semplici gesti.
Certo, la vitamina “C” fa bene, ma non ci trovavo nulla di benevolo nel fatto che in quel momento fossi a tavola di fronte ai miei futuri suoceri e ad una dozzina di parenti di vario grado della mia fidanzata, con una grossa arancia di Sicilia nella mano sinistra ed un coltello seghettato e affilatissimo nella mano destra.
Avrei preferito far cascare il coltello ed amputarmi un alluce, che vivere quanto seguì da quella situazione.
Già madido di sudore, mi feci coraggio. Sentivo gli sguardi puntati su di me, una tavolata di divoratori d’arance.
Persino il piccolo Tobia, arroccato nel suo seggiolone, succhiava una fetta della sua arancia, prontamente sbucciata dalla madre. Il succo aspro gli colava dalla bocca e arrivava ad ingiallire la bavaglina, ma di lui nessuno si curava se faceva pasticci… Aveva solo due anni.
Dov’era mia madre per sbucciarmi l’arancia e dov’ero io quando, alla domanda “Ne vuole una?”, risposi “Sì, grazie, molto volentieri”?
Mi sarei dovuto mordere la lingua.
Tutti sembravano aspettare che io sbucciassi quel maledetto agrume. Lo feci.
La prima incisione fu superficiale, ma sufficiente ad arrivare a togliere uno strato di buccia e a lasciar intravedere la scorza bianca che ricopriva gli spicchi.
Il secondo affondo, forse perché rassicurato dalla buona riuscita del primo, lo diedi senza prestare attenzione e fu più marcato.
Quando mi accorsi di averci messo troppa forza, era ormai troppo tardi.
Uno schizzo di succo acido colpì, alla velocità della luce, l’ospite che mi sedeva accanto.
La neo-vedova bisnonna Anselma venne centrata nell’occhio destro, affetto da cataratta. Il suo urlo fu così forte da far piangere di spavento il piccolo Tobia. Inoltre, la signora si agitò tanto per il bruciore, da ribaltarsi dalla sedia, trascinando con sé la tovaglia e il servizio di porcellana bavarese da dodici. Sommersa da avanzi di lasagne, arrosto, patate e tiramisù, venne soccorsa dai commensali.
Io, piccolo piccolo, pensavo alla bontà delle banane.
Antonio Ciocca

Forse l'unica cosa peggiore di un’arancia è una pera.
Ma dico, si può essere più sfortunati?
Doveva avermi letto nella mente, nel recesso in cui custodivo il segreto: “Io non so sbucciare la frutta”.
Non poteva essere una banana? Gialla, sinuosa, creata da madre natura per essere aperta con uno, al massimo due semplici gesti.
Certo, la vitamina “C” fa bene, ma non ci trovavo nulla di benevolo nel fatto che in quel momento fossi a tavola di fronte ai miei futuri suoceri e ad una dozzina di parenti di vario grado della mia fidanzata, con una grossa arancia di Sicilia nella mano sinistra ed un coltello seghettato e affilatissimo nella mano destra.
Avrei preferito far cascare il coltello ed amputarmi un alluce, che vivere quanto seguì da quella situazione.
Già madido di sudore, mi feci coraggio. Sentivo gli sguardi puntati su di me, una tavolata di divoratori d’arance.
Persino il piccolo Tobia, arroccato nel suo seggiolone, succhiava una fetta della sua arancia, prontamente sbucciata dalla madre. Il succo aspro gli colava dalla bocca e arrivava ad ingiallire la bavaglina, ma di lui nessuno si curava se faceva pasticci… Aveva solo due anni.
Dov’era mia madre per sbucciarmi l’arancia e dov’ero io quando, alla domanda “Ne vuole una?”, risposi “Sì, grazie, molto volentieri”?
Mi sarei dovuto mordere la lingua.
Tutti sembravano aspettare che io sbucciassi quel maledetto agrume. Lo feci.
La prima incisione fu superficiale, ma sufficiente ad arrivare a togliere uno strato di buccia e a lasciar intravedere la scorza bianca che ricopriva gli spicchi.
Il secondo affondo, forse perché rassicurato dalla buona riuscita del primo, lo diedi senza prestare attenzione e fu più marcato.
Quando mi accorsi di averci messo troppa forza, era ormai troppo tardi.
Uno schizzo di succo acido colpì, alla velocità della luce, l’ospite che mi sedeva accanto.
La neo-vedova bisnonna Anselma venne centrata nell’occhio destro, affetto da cataratta. Il suo urlo fu così forte da far piangere di spavento il piccolo Tobia. Inoltre, la signora si agitò tanto per il bruciore, da ribaltarsi dalla sedia, trascinando con sé la tovaglia e il servizio di porcellana bavarese da dodici. Sommersa da avanzi di lasagne, arrosto, patate e tiramisù, venne soccorsa dai commensali.
Io, piccolo piccolo, pensavo alla bontà delle banane.
Antonio Ciocca
Amore stanco - Bis d'haiku (di Marino Polgati)
Sole d’amore
d’acqua tiepida muore.
Poto camelie.
***
Annega il sole

d’acqua tiepida muore.
Poto camelie.
***
Scivola amore
dalla sponda
del cuore.Annega il sole
Claude Monet, Tramonto a Venezia
Amore nuovo - Haiku di Marino Polgati
Fra le rovine
forti nascon fiori che
rompono pietre.
di primavera.
Chiedon amore.
***
la mїa vita

forti nascon fiori che
rompono pietre.
***
Il cielo
vuoto.
aspetta le nuvoledi primavera.
***
Il pruno veste
immacolati
fioriChiedon amore.
***
Un tempo donna
sconosciuta:
disseti la mїa vita
Nell'immagine: Prunus da fiore
giovedì 17 maggio 2012
Tre di tre (haiku) - di Gianna R.
È Primavera.
Scoppiano arcobaleni,
sopra i balconi.
***
Sbianca la notte:
la luna rilucente
offusca il buio.

Scoppiano arcobaleni,
sopra i balconi.
***
Sbianca la notte:
la luna rilucente
offusca il buio.
***
Iati e sillabe,
gli
haiku assai ci impegnano:
dubbi amletici.
Tris d'haiku - di Giuliana Annesi
Oscuro nido
come rondine torno
al tuo respiro
***
Tazza bollente.
Abbandono pensieri:
vapore lieve
***
Polline vola
mi tormenta giocoso
ma non è neve
Prove d'haiku - di Daniela Invernizzi
Sullo
Stivale
uniti
pedaliamo:Giro d'Italia
***
Del monte dolce
a Natale facciamotabula rasa
***
Tiepido
sole
scaldi le
nostre mentiprima del corpo
***
È ladro il viaggio
al treno della vita
ruba minuti
***
Ogni
mattina
il tuo
bacio mi coglieimpreparata.
mercoledì 16 maggio 2012
Esercizi per sabato 19 maggio (3 di 3)
TERZA TRACCIA – Esamina gli esordi e i finali di due o tre storie
(romanzi o racconti) che ricordi. La scena finale e quella iniziale sono
collegate tra loro? O i due scenari sono lontanissimi e profondamente diversi?
Porta in aula gli esempi che hai trovato.
Esercizi per sabato 19 maggio (2 di 3)
L’esercizio differisce dal precedente per almeno due motivi:
1. Il finale è, per l’appunto, “dato”, come nel caso precedente, ma “dato da qualcun altro”: nella fattispecie, l’idea è di Giulio Mozzi. Se volete vedere un esperto della scrittura al lavoro, fatevi un giro qui.
2. Non vi chiedo, come nella prima traccia, di scrivere un racconto. Vi chiedo di riassumere in una quindicina di righe o giù di lì la prima immagine/idea/porzione di antefatto che vi è venuta in mente leggendo la frase in questione. Attenzione: non la seconda, non la terza. La prima.

Esercizi per sabato 19 maggio (1 di 3)
Riesco solo oggi a pubblicare le tracce degli esercizi per il decimo e
ultimo incontro di Eppur si scrive 2.
Gli esercizi sono tre. Vi chiedo di svolgerne almeno due. Se non doveste riuscire a completarli per sabato 19 maggio, potete tranquillamente inviarmeli entro il prossimo mese e io vi scriverò, comunque, un parere.
Ecco la prima traccia di questa settimana. Nei post successivi, la seconda e la terza traccia.
1) La storia devo solo immaginarla o anche scriverla?
La devi immaginare e scrivere.
2) Devo mettermi subito a scrivere o prima immaginare la storia che scriverò?
Dipende da come sei abituato a lavorare. In generale, il consiglio è di aspettare un po’ prima di mettersi a scrivere. Di prendere confidenza con l’ambiente che sta si sta formando nella propria immaginazione e con i personaggi che iniziano ad abitarlo. E quindi, di allenarsi a “sentire” il momento in cui è il caso di iniziare a scrivere. Ovviamente questa è un’indicazione di massima, non una regola.
3) E quando “mi sento pronto”, devo scrivere tutta la storia di getto?
Anche in questo caso, dipende da cosa ritieni funzioni meglio per te. Puoi scrivere “di getto” e vedere dove arrivi (nel caso di questo esercizio, avrai già stabilito l’esito della storia).
Oppure, se nella tua mente ha preso forma solo una parte della storia, puoi iniziare a scrivere e, alla prima pausa, far lavorare l’immaginazione. Quindi, riprendere a scrivere, lasciando che l’immaginazione e la scrittura continuino a passarsi di volta in volta il testimone influenzandosi a vicenda.
4) E se mentre scrivo mi rendo conto che la storia mi porta verso un finale diverso da quello che avevo stabilito?
In generale, consiglierei di assecondare la direzione che la storia prende naturalmente.
Nel caso specifico di questo esercizio, ti suggerisco di fare uno sforzo di coerenza con le decisioni prese in partenza, anche se questo richiede più impegno.
Scopo dell’esercitazione è anche abituarsi a cercare di risolvere situazioni apparentemente senza via d’uscita.
Se, mentre sta andando a disinnescare una bomba a orologeria, il mio personaggio viene rapito e rinchiuso in una stanza senza porte né finestre, ho un bel problema da risolvere.
Da un lato, potrei cancellare quello che ho scritto e ripensare i fatti (scelta consigliata se mi sono buttata a scrivere troppo, troppo in fretta…).
Dall’altro, potrei accettare la sfida e cercare di risolvere il rompicapo. E magari prenderci gusto, e riuscirci!
5) Dopo aver scritto il finale, devo scrivere la storia a partire dall’inizio?
Se la domanda è “Da quale punto deve iniziare la storia?”, la risposta è: non ha importanza; la prima scena del tuo racconto può anche trovarsi in medias res o in prossimità del finale stesso. Poi potrai sviluppare la vicenda in altre direzioni spazio-temporali, chiarendo (o non chiarendo) cosa sia accaduto prima, cosa accadrà dopo, quali eventi porteranno alla conclusione data.
Se invece la domanda è “Scritto il finale, devo subito iniziare a scrivere/immaginare l'incipit, ovvero le prime battute della storia?”, la risposta è: non è obbligatorio farlo. Immagina un possibile antefatto al finale che hai prestabilito, ma non sentirti costretto a scrivere subito l’attacco della tua storia. Inizia a scrivere da dove ti viene meglio. L'incipit, prima o dopo, verrà.

Gli esercizi sono tre. Vi chiedo di svolgerne almeno due. Se non doveste riuscire a completarli per sabato 19 maggio, potete tranquillamente inviarmeli entro il prossimo mese e io vi scriverò, comunque, un parere.
Ecco la prima traccia di questa settimana. Nei post successivi, la seconda e la terza traccia.
PRIMA TRACCIA - Scrivi il finale di un
racconto. Poi immaginane l’antefatto e scrivi una storia che abbia esito in quel
finale.
Rispondo ad alcune delle domande che mi avete posto in questi giorni,
sperando che aiutino a diradare (“diradare”, ho scritto, non “dissolvere”! J) i vostri dubbi. Chiedete ancora, se vi occorre o anche se l'argomento vi stimola.
1) La storia devo solo immaginarla o anche scriverla?
La devi immaginare e scrivere.
2) Devo mettermi subito a scrivere o prima immaginare la storia che scriverò?
Dipende da come sei abituato a lavorare. In generale, il consiglio è di aspettare un po’ prima di mettersi a scrivere. Di prendere confidenza con l’ambiente che sta si sta formando nella propria immaginazione e con i personaggi che iniziano ad abitarlo. E quindi, di allenarsi a “sentire” il momento in cui è il caso di iniziare a scrivere. Ovviamente questa è un’indicazione di massima, non una regola.
3) E quando “mi sento pronto”, devo scrivere tutta la storia di getto?
Anche in questo caso, dipende da cosa ritieni funzioni meglio per te. Puoi scrivere “di getto” e vedere dove arrivi (nel caso di questo esercizio, avrai già stabilito l’esito della storia).
Oppure, se nella tua mente ha preso forma solo una parte della storia, puoi iniziare a scrivere e, alla prima pausa, far lavorare l’immaginazione. Quindi, riprendere a scrivere, lasciando che l’immaginazione e la scrittura continuino a passarsi di volta in volta il testimone influenzandosi a vicenda.
4) E se mentre scrivo mi rendo conto che la storia mi porta verso un finale diverso da quello che avevo stabilito?
In generale, consiglierei di assecondare la direzione che la storia prende naturalmente.
Nel caso specifico di questo esercizio, ti suggerisco di fare uno sforzo di coerenza con le decisioni prese in partenza, anche se questo richiede più impegno.
Scopo dell’esercitazione è anche abituarsi a cercare di risolvere situazioni apparentemente senza via d’uscita.
Se, mentre sta andando a disinnescare una bomba a orologeria, il mio personaggio viene rapito e rinchiuso in una stanza senza porte né finestre, ho un bel problema da risolvere.
Da un lato, potrei cancellare quello che ho scritto e ripensare i fatti (scelta consigliata se mi sono buttata a scrivere troppo, troppo in fretta…).
Dall’altro, potrei accettare la sfida e cercare di risolvere il rompicapo. E magari prenderci gusto, e riuscirci!
5) Dopo aver scritto il finale, devo scrivere la storia a partire dall’inizio?
Se la domanda è “Da quale punto deve iniziare la storia?”, la risposta è: non ha importanza; la prima scena del tuo racconto può anche trovarsi in medias res o in prossimità del finale stesso. Poi potrai sviluppare la vicenda in altre direzioni spazio-temporali, chiarendo (o non chiarendo) cosa sia accaduto prima, cosa accadrà dopo, quali eventi porteranno alla conclusione data.
Se invece la domanda è “Scritto il finale, devo subito iniziare a scrivere/immaginare l'incipit, ovvero le prime battute della storia?”, la risposta è: non è obbligatorio farlo. Immagina un possibile antefatto al finale che hai prestabilito, ma non sentirti costretto a scrivere subito l’attacco della tua storia. Inizia a scrivere da dove ti viene meglio. L'incipit, prima o dopo, verrà.
giovedì 10 maggio 2012
HAIKU - Comunicazione
Haiku mandare
di un solo settenario.
Inchino io fare.
G.S.
Vi chiedo la cortesia di portarne una copia cartacea in aula.
In questo modo potremo risolvere alcune questioni di metrica in una volta sola, invece di lavorare via e-mail su ogni singolo haiku:
- sia per stabilire una regola univoca per il conteggio delle sillabe (che, ricordo, devono essere 17 divise tra due quinari e un settenario, di solito nella sequenza 5-7-5);
- sia per sistemare insieme gli haiku che, proprio per un errore di conteggio, presentano qualche sillaba in più o in meno.
Fugati i dubbi e risolte le questioni sospese, se vorrete, la prossima settimana pubblicheremo i vostri haiku sul blog.
Grazie dell'entusiasmo e della partecipazione!
Giuliana Salerno
P.S.: Per gli autori che mi stanno mandando haiku "a puntate": metteteli tutti in un documento unico, please!!!
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