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martedì 16 aprile 2013
martedì 26 marzo 2013
Israele calling
Non ho letto nulla di Abraham B.Yeoshua, ma ho qui tutti i suoi racconti. Il che non significa molto: sono nelle mie mani, rilegati in uno spesso volume dell'Einaudi, ma da loro non mi separa solo il gesto di iniziare a leggere. Tra me e questo libro ci sono ore e ore che avrei già destinato a figli, lavoro, progetti. Ad altre letture.
Però... continuo a riprenderli in mano e a sfogliarli.
Questi racconti hanno percorso una lunga strada per arrivare qui, sul mio tavolo. Durante il loro viaggio si sono trasformati, hanno cambiato lingua, aspetto, colore, temperatura, ambiente. Ad Haifa, dove sono stati composti in gran parte, ci sono oggi circa 24 gradi e, probabilmente, umori molto diversi dai nostri. Forse, in questo momento, il loro autore è in università. Magari sta tenendo una lezione o sta dialogando con Camus, Beckett, Kafka, i cui echi, leggo nel risvolto di copertina, risuonano nelle sue storie.
Leggo anche che "Tre giorni e un bambino" e "Il poeta continua a tacere" sono considerati i capolavori di questo scrittore israeliano. Io sono attratta dall'incipit di "Le nozze di Galia":
"Capitò silenziosamente, mi colse impreparato. Non feci in tempo a capire cosa e come, e già ero in ginocchio. Mi dibattei convulsamente, ma era tardi. Il mio cuore pianse nelle vene scosse. Tutto era perduto. L'annuncio sul giornale era piccolo: GALIA E DANI SI SPOSANO. UN AUTOBUS PARTIRA' DALLA STAZIONE CENTRALE, ALLE TRE DEL POMERIGGIO, DIRETTO A SUD, AL KIBBUTZ DI SDOT OR".
Erano quelle lettere a rendere il fatto doloroso, non gli occhi profondi di Galia. Le lettere, agglutinate in modo definitivo, decretavano il male, e la pagina bianca del giornale trasmetteva incessantemente una verità infinita."
Yehoshua, Abraham B., Tutti i racconti, Einaudi, 1999.

Però... continuo a riprenderli in mano e a sfogliarli.
Questi racconti hanno percorso una lunga strada per arrivare qui, sul mio tavolo. Durante il loro viaggio si sono trasformati, hanno cambiato lingua, aspetto, colore, temperatura, ambiente. Ad Haifa, dove sono stati composti in gran parte, ci sono oggi circa 24 gradi e, probabilmente, umori molto diversi dai nostri. Forse, in questo momento, il loro autore è in università. Magari sta tenendo una lezione o sta dialogando con Camus, Beckett, Kafka, i cui echi, leggo nel risvolto di copertina, risuonano nelle sue storie.
Leggo anche che "Tre giorni e un bambino" e "Il poeta continua a tacere" sono considerati i capolavori di questo scrittore israeliano. Io sono attratta dall'incipit di "Le nozze di Galia":
"Capitò silenziosamente, mi colse impreparato. Non feci in tempo a capire cosa e come, e già ero in ginocchio. Mi dibattei convulsamente, ma era tardi. Il mio cuore pianse nelle vene scosse. Tutto era perduto. L'annuncio sul giornale era piccolo: GALIA E DANI SI SPOSANO. UN AUTOBUS PARTIRA' DALLA STAZIONE CENTRALE, ALLE TRE DEL POMERIGGIO, DIRETTO A SUD, AL KIBBUTZ DI SDOT OR".
Erano quelle lettere a rendere il fatto doloroso, non gli occhi profondi di Galia. Le lettere, agglutinate in modo definitivo, decretavano il male, e la pagina bianca del giornale trasmetteva incessantemente una verità infinita."
Yehoshua, Abraham B., Tutti i racconti, Einaudi, 1999.
mercoledì 16 gennaio 2013
Congedo del viaggiatore cerimonioso
Per quando vien voglia di tirar giù la valigia. Poi leggi una poesia come questa e non scenderesti più dal treno. Per leggerne ancora. Grazie a Giulio Mozzi, che da Vibrisse mi ricorda sempre cose opportune.
Giuliana Salerno
***
Congedo del viaggiatore cerimonioso
Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l?ora
d'arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m'è giunto all'orecchio
di questi luoghi, ch'io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po' di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l'ottima compagnia.
Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell'inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.
(Scusate. è una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch'io mi domando perchè
l'ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l'avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l'uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch'essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).
Dicevo, ch'era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo - ed è normale
anche questo - odiati
su più d'un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos'importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l'ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m'ha chiesto s'io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.
Congedo alla sapienza
e congedo all'amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.
Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento.
Giorgio Caproni
(Congedo del viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee, Garzanti, 1965)
Giuliana Salerno
***
Congedo del viaggiatore cerimonioso
Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l?ora
d'arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m'è giunto all'orecchio
di questi luoghi, ch'io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po' di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l'ottima compagnia.
Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell'inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.
(Scusate. è una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch'io mi domando perchè
l'ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l'avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l'uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch'essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).
Dicevo, ch'era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo - ed è normale
anche questo - odiati
su più d'un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos'importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l'ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m'ha chiesto s'io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.
Congedo alla sapienza
e congedo all'amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.
Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento.
Giorgio Caproni
(Congedo del viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee, Garzanti, 1965)
mercoledì 20 giugno 2012
Ex voto - di Eugenio Montale (Satura II)
Accade
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. E' raro
ma accade.
Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.
Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perché solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.
Insisto
nel ricercarti nel fuscello
e mai nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.
Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.
Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. E' raro
ma accade.
Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.
Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perché solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.
Insisto
nel ricercarti nel fuscello
e mai nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.
Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.
Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.
mercoledì 9 maggio 2012
"Neve" di Maxence Fermine
Si spacca la brocca d’acqua
(Stanotte ha gelato)
Mi desta.
Bashô
“Cos’è la poesia?” domandò il monaco.
“È un mistero ineffabile,” rispose Yuko.Un mattino, il rumore della brocca dell’acqua che si spacca fa germogliare nella testa una goccia di poesia, risveglia l’animo e gli conferisce la sua bellezza. È il momento di dire l’indicibile. È il momento di viaggiare senza muoversi. È il momento di diventare poeti.
Non abbellire niente. Non parlare. Guardare e scrivere. Con poche parole. Diciassette sillabe. Un haiku.
Un mattino, ci si sveglia. È il momento di ritirarsi dal mondo, per meglio sbalordirsene.
Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere.
***
Da Neve, “e si amarono l’un l’altro sospesi su un filo di neve”, di Maxence
Fermine, Bompiani, 1999.
***
Maxence Fermine è uno
scrittore francese nato nel 1968.
venerdì 4 maggio 2012
Trieste (di Umberto Saba)
Non me ne vorranno Saba e i triestini, se dedico questa poesia alla mia Salerno.
G.S.
G.S.
***
Trieste
Ho attraversata tutta la
città.
Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
Trieste ha una
scontrosa
grazia. Se piace,
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio
aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.
Umberto Saba - da Trieste e una donna, 1910-12

Trieste
Salerno, I giardini della Minerva
Anna Martinenghi - Invito al Castello
Per informazioni su Anna Martinenghi, sulla raccolta, sul luogo dell'evento:
http://www.castellodipadernello.it/eventi-al-castello/itemlist/date/2012/5/13.html?catid=45
Per un raffinato assaggio dello stile dell'autrice, versi liberi dalla raccolta Nuda, pubblicata nel 2009 dall'editore fiorentino L'autore libri:
DAMMI DA SCRIVERE
Dammi da scrivere
parole d’inchiostro d’anima.
Ingorda carta inghiotte
miei segni senza senso.
Dammi da scrivere
come a gola riarsa,
come a leonessa in caccia,
come cometa nel firmamento.
Dammi da scrivere
gonfi acini di lettere.
Punta di penna piange
miei sensi senza segno.
Dammi da scrivere
nel buio
parole che siano
(di)
sole
Anna Martinenghi
lunedì 5 marzo 2012
L'anno che verrà
di Lucio Dalla
Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.
Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.
E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.
E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.
L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità.
Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.
Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.
E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.
E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.
L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità.
sabato 17 dicembre 2011
Agenda del 17 dicembre - Fotosensibile
DISINCANTO
Non fuggire come ladro
davanti alla tua disperazione.
Accoglila, facci un giro a carte
davanti a un bicchiere di vino.
Non corteggiarla,
non ammirarla.
Scherzaci su.
Se ne andrà per disincanto,
per non essere stata
troppo adorata.
Per essere stata solo
vissuta.
Disperazione
è uno stato d'anima
come la gioia,
come la pienezza.
E l'anima è nostra
anche quella
che pensi
di non avere più.
Anna Martinenghi
dalla raccolta di poesie Nuda - L'autore libri, Firenze, 2009
martedì 6 dicembre 2011
Il rospo vero nell'orto di Papini
Questa faccenda dei rospi veri in giardini immaginari
continua a gracidarmi in testa…
Dal racconto “I miei amici”, di Giovanni Papini

[…] Quassù nell’asciutto mio orto campagnolo, dimora un bel
rospo fra i teneri fusti delle vitalbe e tra i pelosi cespi dell’ortiche,
proprio sotto la fratta, tra un nocciòlo e un ciliegio.
Ma la mattina presto e la sera tardi, chi lo vuole, è in una di quelle buchette che si son fatte per piantare i pomodori – sempre in quella stessa. E siccome da parecchi giorni non piove, scendo nell’orto ogni mattina e ogni sera con la mezzina di rame e butto un po’ d’acqua intorno al suo covo. Il rospo non si muove neppure quando mi accosto e gode chiotto chiotto quella po’ di frescura che gli par miracolosa. È un rospo grosso e corpulento, scuro di pelle e appena macchiettato qua e là di nero smorto e di giallo sudicio. Qualche volta mi guarda cogli occhi alzati al cielo sereno e mi ringrazia col suo silenzio.
Accetta il mio regalo senz’ombra di servilità e non mi ricompensa col fiato avvelenato del bene che gli fo. Vorrei che molti cristiani somigliassero a lui. […]
Ma la mattina presto e la sera tardi, chi lo vuole, è in una di quelle buchette che si son fatte per piantare i pomodori – sempre in quella stessa. E siccome da parecchi giorni non piove, scendo nell’orto ogni mattina e ogni sera con la mezzina di rame e butto un po’ d’acqua intorno al suo covo. Il rospo non si muove neppure quando mi accosto e gode chiotto chiotto quella po’ di frescura che gli par miracolosa. È un rospo grosso e corpulento, scuro di pelle e appena macchiettato qua e là di nero smorto e di giallo sudicio. Qualche volta mi guarda cogli occhi alzati al cielo sereno e mi ringrazia col suo silenzio.
Accetta il mio regalo senz’ombra di servilità e non mi ricompensa col fiato avvelenato del bene che gli fo. Vorrei che molti cristiani somigliassero a lui. […]
lunedì 5 dicembre 2011
Il giovane gambero - Favola di Gianni Rodari
Qui,
una “favola al telefono” di Gianni Rodari. Per ricordarsi che si può andar dritti
quando sembra che tutto (e tutti) vada a rovescio… anche se gli altri (ma chi
saranno, poi, questi “altri”?) ci guarderanno… STORTO.
Voce narrante di Barbara Caprai, disegni di Karin Engman. Idea
di Claudio Bandelli, montaggio di Enrico Nesi. Mi manca il dato della colonna sonora…
PS Notate anche voi come Rodari abbia scientificamente (e
teneramente) applicato al giovane gambero i principi della sua formidabile Grammatica della fantasia. Cosa
succederebbe se… una gallina andasse a caccia di faine? Un libro decidesse di
leggere i suoi lettori? Una giovane rana si mettesse a camminare all’indietro,
come i gamberi?
E, a proposito di anfibi… Qualcuno ha sentito parlare,
venerdì scorso, di rospi
veri in giardini immaginari?
martedì 18 ottobre 2011
Lettere di Franz Kafka
Chissà perché oggi - tra precariato, facebook, gioie, biblioteche meravigliosamente collegate in rete, sovrabbondanza di informazioni, ipad, ipod, dolori e consigli di lettura - mi sembra sensato trascrivere due lettere di Franz Kafka.
A Max Brod
(presumibilmente dicembre 1922)
Carissimo Max,
non posso venire, queste ultime due sere ho avuto un po' di febbre (37,7), poi di giorno un po' meno o niente, ma non oso uscire. Buona fortuna per le battaglie berlinesi e per tutto il resto. Un saluto cordiale alla viaggiatrice, dalla quale non ho ancora potuto ascoltare il racconto.
Tuo F.
Ti prego di non comperarmi il Goethe: 1. non ho soldi, tutto e più ancora mi occorre per il medico, 2. non ho posto per libri, 3. possiedo però cinque volumetti sciolti di Goethe.
°°°°°l
Alla casa editrice Kurt Wolff
(Berlino - Steglitz, ultimi di novembre 1923)
Egregio Signor Meyer,
dal tempo che anche questa volta è passato dopo la Sua gentile cartolina può dedurre quanto la cosa mi riesca difficile. In questi tempi infatti avere il permesso di scegliere libri da una enorme quantità è un avvenimento troppo grande e unico.
Si tratterebbe dunque dei libri seguenti (con la limitazione che quando la rilegatura è troppo cara, dunque in particolare per i libri di ore, mi accontento volentieri di copie cartonate):
Hoelderlin - Poesie
Hoelty - Poesie
Eichendorff - Poesie
Bachhofen - Silografia giapponese
Fischer - Paesaggio cinese
Perzynski - Divinità cinesi
Simmel - Rembrandt
Gauguin - Prima e Dopo
Chamisso - Schlemihl
Buerger - Muenchausen
1 volume - Hamsun
Kafka - 1 Fuochista
1 oppure 2:
Meditazione
Metamorfosi
Medico di campagna
Colonia penale
Questo sarebbe l'elenco, nonostante ogni sforzo contrario è diventato più che lungo, ma siccome altri dieci altri tentativi non riuscirebbero meglio, parta pure così.
Con i migliori ringraziamenti e saluti dev. Kafka
Berlino - Steglitz
Grunewaldstrasse 12. pr. sig. Seifert
FONTE: Kafka, Franz, Lettere, Ed. Mondadori 1988, traduzione di Ervino Pocar
A Max Brod
(presumibilmente dicembre 1922)
Carissimo Max,
non posso venire, queste ultime due sere ho avuto un po' di febbre (37,7), poi di giorno un po' meno o niente, ma non oso uscire. Buona fortuna per le battaglie berlinesi e per tutto il resto. Un saluto cordiale alla viaggiatrice, dalla quale non ho ancora potuto ascoltare il racconto.
Tuo F.
Ti prego di non comperarmi il Goethe: 1. non ho soldi, tutto e più ancora mi occorre per il medico, 2. non ho posto per libri, 3. possiedo però cinque volumetti sciolti di Goethe.
°°°°°l
Alla casa editrice Kurt Wolff
(Berlino - Steglitz, ultimi di novembre 1923)
Egregio Signor Meyer,
dal tempo che anche questa volta è passato dopo la Sua gentile cartolina può dedurre quanto la cosa mi riesca difficile. In questi tempi infatti avere il permesso di scegliere libri da una enorme quantità è un avvenimento troppo grande e unico.
Si tratterebbe dunque dei libri seguenti (con la limitazione che quando la rilegatura è troppo cara, dunque in particolare per i libri di ore, mi accontento volentieri di copie cartonate):
Hoelderlin - Poesie
Hoelty - Poesie
Eichendorff - Poesie
Bachhofen - Silografia giapponese
Fischer - Paesaggio cinese
Perzynski - Divinità cinesi
Simmel - Rembrandt
Gauguin - Prima e Dopo
Chamisso - Schlemihl
Buerger - Muenchausen
1 volume - Hamsun
Kafka - 1 Fuochista
1 oppure 2:
Meditazione
Metamorfosi
Medico di campagna
Colonia penale
Questo sarebbe l'elenco, nonostante ogni sforzo contrario è diventato più che lungo, ma siccome altri dieci altri tentativi non riuscirebbero meglio, parta pure così.
Con i migliori ringraziamenti e saluti dev. Kafka
Berlino - Steglitz
Grunewaldstrasse 12. pr. sig. Seifert
FONTE: Kafka, Franz, Lettere, Ed. Mondadori 1988, traduzione di Ervino Pocar
lunedì 23 maggio 2011
The Funeral - Racconto di Anna Martinenghi
Sono morta stupidamente, come stupidamente ho vissuto. Solo un’idiota come me poteva imboccare un senso unico al contrario per rispondere ad un SMS. Ho avuto ciò che meritavo, non avevo nemmeno la cintura allacciata. La chiamano “selezione naturale” ed è giusto così, ma lasciatemi dire; di certo non sono stata un esemplare particolarmente evoluto di essere umano, ma ho avuto una morte coerente con la mia vita, in fondo sono sempre stata “un vero schianto”, una bellezza da urlo e la morte mi ha risparmiato la depressione della vecchiaia.
“Che spreco…” ha commentato il pezzo di pompiere che mi ha estratto dalla mia scatoletta di metallo. È stato il primo complimento da defunta a e l’ho trovato davvero magnifico.
Sapete che vi dico? Io da morta mi trovo benissimo, non avrei mai pensato… Si dicono un sacco di cose sbagliatissime sulla morte mentre si è vivi e invece dovreste provare, è una figata pazzesca!! A me non ha fatto per niente male, anzi; ora sto da Dio e non è un modo di dire, Dio ha certi appartamentini che non potete nemmeno immaginare! La cosa meravigliosa è che qui ogni pensiero diventa reale: mi è sparito quel filo di cellulite che solo io vedevo sui fianchi, non devo più barare sull’età e posso mangiare qualsiasi cosa, senza ingrassare!
Sì lo so che vi manco, ma non sono mica sparita! È solo che voi non potete vedermi perché mi trasmettono su un canale per cui non avete ancora il decoder, ma portate pazienza è questione di poco. Mi hanno spiegato come funziona, ma non ho capito tanto bene perché è un po’ complicato. Qui c’è l’eternità, il tempo fermo; non c’è oggi, non c’è domani, ma c’è il sempre. Voi siete già qui, cioè lo siete, ma non ve ne accorgete perché dovete aspettare che passino gli anni che vi mancano per morire, anche se qui sono già passati. Insomma è una specie di fuso orario che non so spiegare, ma tranquilli, quando arriverete i giardinieri vi spiegheranno tutto. (io mi aspettavo degli angeli a dire il vero, ma qui ci sono tantissimi giardinieri e assomigliano inspiegabilmente ai Village People).
Ora però devo andare, stanno per dare in streaming il mio funerale e non posso perderlo per niente al mondo. Sì, so che può sembrare una cosa macabra; io che vi guardo piangere, ma siccome so come va a finire, posso permetterlo.. E poi in fondo metà delle persone che partecipano mica mi volevano bene, seee… non mi sopportavano per niente. Sono proprio quelle che voglio vedere. Ecco, ci siamo: ma guarda come si è vestita la Sabri per il mio funerale! Miniabito rosso e sandali di vernice, vi sembra un abito adatto ad un’amica inconsolabile? Quella ha sempre rosicato perché io ero più bella di lei e adesso fa festa, perché senza di me è quasi accettabile..
E guarda chi c’è! Noo anche la Mary, ma se ha smesso di parlarmi all’età di 7 anni perché non le prestavo la Barbie “Miss America”, ipocrita che non è altro... ora fa l’amica d’infanzia con la faccia triste, triste. E come si permette la zia Gemma di piangere?! Vecchia coccodrilla che non è altro, non mi ha mai potuto vedere perché ha due figlie che fanno paura al buio.. E cosa vedono i miei occhi? Mia sorella si è presa la mia borsa di Gucci; non ci posso credere!! Non ha aspettato neanche un giorno, moriva dalla voglia di avere quella borsa e invece sono morta io! Grr..
Sapete che vi dico, non è affatto divertente! Passatemi il telecomando che cambio funerale.. anzi no, esco con Marilyn a bere un aperitivo e poi giardinieri preparano un ottimo strudel, che qui le mele non mancano…
venerdì 20 maggio 2011
La voglia del foglio - Poesia di Anna Martinenghi
Voglia
di
un
foglio
bianco,
- intatto -
coltre
di neve
su cui
nessuno
ha
camminato.
Potrei
piegarti
(o pregarti?),
e
fare di te
una
barchetta
con cui
andare
lontano
nel lavandino,
ma
voglio
uno spazio
in
cui esistere,
disegnata
a matita,
e su
cui
scivolare
con
l’inchiostro
in mille
scarabocchi
che
urlano,
senza
parlare.
TU
LEGGIMI
di
un
foglio
bianco,
- intatto -
coltre
di neve
su cui
nessuno
ha
camminato.
Potrei
piegarti
(o pregarti?),
e
fare di te
una
barchetta
con cui
andare
lontano
nel lavandino,
ma
voglio
uno spazio
in
cui esistere,
disegnata
a matita,
e su
cui
scivolare
con
l’inchiostro
in mille
scarabocchi
che
urlano,
senza
parlare.
TU
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